Nel mondo dello Yoga l’utilizzo degli attrezzi è molto discusso, sia tra gli insegnanti sia tra gli allievi. Alcuni basano la propria pratica o il proprio insegnamento sull’impiego dei props, quasi non riuscendo a farne a meno. Altri hanno forti resistenze sul loro utilizzo, quasi come se usarli potesse solo provocare infortuni o problemi al praticante.
Tuttavia gli attrezzi hanno un potenziale molto importante da sfruttare e, come tutte le cose di rilievo, vanno utilizzati con criterio, precisione e soprattutto grande conoscenza della materia.
Come si possono utilizzare props e attrezzi?
I props possono essere utilizzati principalmente con i seguenti scopi:
- Semplificare
- Intensificare
- Correggere
- Rilassare
Semplificare
Quante volte hai sentito pronunciare frasi del tipo “ogni corpo è diverso, lo Yoga si adatta a ognuno, assumi la posizione adatta e giusta per te”?
Questi concetti sono riconosciuti nel mondo dello Yoga quasi come principi universali. Quando si assume una determinata Asana si dovrebbe stare in equilibrio su quel filo sottile tra la posizione troppo intensa e la posizione troppo comoda, cercando lo stiramento e l’allungamento giusto, l’impegno adeguato.
Questo è sicuramente possibile con il solo utilizzo del tuo corpo (l’unico “prop” davvero indispensabile!); a volte, però, ci sono situazioni in cui può essere interessante utilizzare un supporto o un attrezzo per semplificare la posizione.
All’inizio della mia pratica da allieva, alcune posture mi sembravano davvero impossibili da assumere, nonostante fossero posizioni classificate come Asana di base e non impegnative. In seguito ho notato questa difficoltà anche come insegnante: alcune persone, se pur elastiche e fisicamente preparate, possono avere difficoltà anche semplicemente nello stare sedute a gambe incrociate nella posizione semplice. Tutti i corpi sono diversi, già detto! Allora perché non concedersi un cuscino per stare più comodi?
Inoltre, in alcune occasioni, semplificare un po’ una posizione è un’occasione per esplorare il corpo da un punto di vista differente.
Per esempio: hai mai provato Trikonasana appoggiando la mano non a terra o sulla gamba, ma su un mattone posto sotto la spalla? Così facendo puoi provare una posizione un po’ più semplice che non solo ti aiuta ad allinearti meglio, ma ti dà anche la possibilità di spingere bene la mano d’appoggio. Prova ed esplora le sensazioni nuove che senti!

Se provi a pensare alla pratica non come una performance ma come un viaggio di esplorazione di te stessə, puoi imparare a osservare le sensazioni corporee provando la stessa posizione in modi differenti; il risultato è sorprendentemente efficace, poiché si possono percepire forze e dinamismi del tutto nuovi.
Intensificare
Utilizzare gli attrezzi per intensificare le Asana non è alla portata di tutti; o meglio, a mio avviso, per utilizzare gli attrezzi con lo scopo di intensificare le Asana occorre avere un’ottima percezione del proprio corpo e anche dell’Asana stessa. Se sei principiante non dovresti spingerti troppo oltre nell’usare forze esterne al tuo corpo per aumentare la difficoltà delle posizioni, poiché senza consapevolezza il risultato potrebbe essere di non sentire uno stiramento eccessivo (magari perché i muscoli sono caldi, o perché hai un corpo abbastanza flessibile) e di conseguenza farti male.
Se hai invece un’ottima percezione di te e una altrettanta buona conoscenza delle Asana, è interessante provare a utilizzare gli attrezzi. Lo scopo potrebbe essere rendere la posizione quel poco più intensa da poterla studiare al meglio, ma anche cambiare il punto di vista per osservare sensazioni differenti.
Un esempio fra tanti, è praticare i pieganti in avanti usando la cintura, per esempio Janusirsasana: il principio fondamentale per inserire nella pratica l’utilizzo di un “corpo esterno” che intensifica la posizione è fare la posizione in modo corretto. Nell’esempio citato, la cintura può essere inserita se l’angolo fra la schiena e le gambe è minore di 90° e se la schiena è dritta. In caso contrario, meglio evitare leve esterne che si trasformano in pochi istanti in un’arma a sfavore.
Correggere
In alcune Asana potrebbe essere efficace utilizzare degli attrezzi per correggere la posizione. Anche in questo caso, come nel precedente, la consapevolezza di sé e la conoscenza della posizione sono fondamentali. Improvvisare non è certamente la strada giusta!
Un esempio è usare la parete per praticare Trikonasana con il giusto allineamento del corpo: scivolare sul muro ti permette di prendere consapevolezza di dove appoggi la mano con l’allineamento corretto e di come invece, liberamente, hai la tendenza a scendere un po’ di più piegandoti in avanti. Ovviamente questa interessante prova non deve diventare la tua regolare pratica, ma può essere un divertente metodo per prendere ancora più consapevolezza del tuo corpo.
Rilassare
Non ultimo, trovo particolarmente efficace utilizzare gli attrezzi per avere la possibilità di rilassare maggiormente quelle zone che a volte tendono a stare in tensione.
Spesso per questo scopo si utilizzano supporti morbidi quali cuscini, coperte e bolster.
Un esempio è Balasana con il bolster, dove appoggiando la parte anteriore del corpo e tenendola un po’ più sollevata dal pavimento rispetto alla posizione senza attrezzi, il rilassamento di tutto il corpo è favorito.

Quali sono i principali tipi di props?
I props possono essere vari; i più noti sono le cinture, i mattoni, i cuscini, le sedie, le pareti. Ma la fantasia di ognuno può portare alle soluzioni più disparate: palline da tennis, un tavolino, libri, appoggi di vario genere, etc. Soprattutto quando c’è la necessità di utilizzare gli attrezzi, ogni oggetto si trasforma in qualcosa di funzionale e utile!
Ricordati, però, che l’unica cosa che è davvero indispensabile e insostituibile per praticare è il tuo corpo! Tutto il resto è tanto utile quanto superfluo!
Sthira, Sukha e Patanjali
Ciò che noi insegnanti di Yoga dovremmo tenere più in considerazione è che le Asana dovrebbero rispondere sempre al concetto di Sthira e Sukha e che l’utilizzo degli attrezzi è possibile solo se possiamo continuare a rispettarlo.
STHIRA significa stabile, forte, duraturo; SUKHA significa confortevole, piacevole, gentile.
Ce lo dice Patanjali forse nel più famoso dei Sutra, il 46° del capitolo 2:
STHIRA-SUKHAM-ASANAM
La postura è stabile e confortevole
L’Asana deve rispettare questo principio, in quanto ogni essere vivente possiede un equilibrio intrinseco tra contenimento e permeabilità, rigidità e plasticità, spazio e confini.
Anche le strutture create dall’uomo rispondono necessariamente a queste caratteristiche; il nostro paese è stato purtroppo spesso soggetto a terremoti anche molto forti, le cui conseguenze sono state a volte devastanti; chi lo ha sperimentato in prima persona sa cosa vuol dire; una casa DEVE essere STHIRA e SUKHA: stabile per sopportare il proprio peso, ma flessibile per resistere al sisma.
Il corpo è la tua casa. Lo abiti per anni, cerchi di prendertene cura con l’alimentazione, la pulizia, etc. Il momento della pratica è il momento in cui entri in profondo contatto con il corpo.
Hai il diritto durante la pratica di sentirti stabile e comodə, pur dovendo utilizzare a volte una parete, una sedia o una cintura.
Ahimsa e Asana
Ahimsa non significa solo “non violenza”, ma anche “non recare danno”.
Cercando di portare questo concetto nella pratica, osservando in modo superficiale, potresti pensare semplicemente di praticare senza violenza nei confronti del tuo corpo o dei corpi delle altre persone, se sei un insegnante. Ma provando ad andare un po’ più in profondità, applicare ahimsa nella pratica delle Asana significa non danneggiare il corpo.
Danneggiare il corpo potrebbe derivare da una pratica troppo intensa e poco consapevole sia con sia senza gli attrezzi. Però, non solo un utilizzo improprio dei props può provocare problemi; anche decidere di affidare la propria pratica sempre ed esclusivamente agli attrezzi esterni può rappresentare un “danno”: sei davvero sicurə che con le mani non riesci proprio ad arrivare a terra? Oppure sei talmente affidatə ai mattoni da non essere più consapevole di poter provare a scendere un po’ di più?
Non è facile restare in equilibrio su quel filo sottile di cui ti ho già parlato. La parola chiave è sempre consapevolezza. Consapevolezza che, se tu come l’allievo non possiedi ancora, deve necessariamente arrivare dall’insegnante. Noi insegnanti abbiamo un compito arduo, un compito che solo con tanta esperienza e tanto impegno possiamo assolvere.
Quando i props sono davvero necessari?
Per un corpo sano l’utilizzo degli attrezzi, se pur utile, non è necessario, così come già sottolineato più volte. Ci sono però momenti della vita in cui gli attrezzi sono l’unica via per poter continuare con la pratica. Per esempio durante un infortunio, quando si diventa anziani, in caso di patologie importanti, o magari durante la gravidanza.
In questi casi, può essere di grande sollievo aiutarsi con attrezzi stabili e sicuri, a volte diventa addirittura necessario.
In conclusione
Ciò che ho cercato di descrivere in queste poche righe è il mio punto di vista, derivante dalla mia esperienza di praticante e poi di insegnante.
Ogni volta che ho di fronte a me persone da guidare in una classe di Yoga, cerco di mettere al loro servizio le mie conoscenze; ma soprattutto cerco di “ascoltare” (con gli occhi, con l’intuito e con l’empatia) le loro esigenze e sensazioni. Cerco di tenere fede alle riflessioni appena fatte.
Consapevolezza è sempre la parola chiave: essere consapevoli dell’obiettivo che si vuole raggiungere, sperimentare nuove soluzione (provandole su di me prima di proporle ad altri), senza mai esagerare!
