“Ho dei gusti semplicissimi;

mi accontento sempre del meglio”

(Oscar Wilde)

In questa epoca della perfezione e della performance, nella quale la bellezza fisica e l’apparenza sono sempre al primo posto nella classifica delle priorità, la cultura della dieta spopola tra i mezzi di comunicazione più utilizzati.

Tra i contenuti social più visualizzati sul podio ci sono sempre video e consigli di cucina e, allo stesso tempo, consigli per dimagrimenti veloci o semplicemente per una dieta sana.

Noi italiani lo sappiamo bene: il cibo è convivialità e socialità, è un modo per restare connessi alle proprie radici geografiche e familiari.

Come muoversi in questa giungla alimentare che afferma ogni giorno qualcosa di nuovo, dichiarando l’esatto contrario di ciò che si era sostenuto fino a ieri?

La scelta più corretta è sicuramente quella di farsi consigliare e seguire da un professionista esperto, senza ricorrere al fai da te *

Nelle prossime righe, ti descriverò come lo Yoga affronta l’alimentazione, tenendo ben presente che l’approccio yogico non ha la pretesa di sostituirsi alle indicazioni di nutrizionisti e dietologi.

Se Oscar Wild afferma di volere sempre il meglio, cosa sarà mai questo “meglio”?

Il cibo più gustoso? Il più raro? Il più caro sul mercato? Magari il meno calorico?

Lo Yoga afferma che il cibo dovrebbe essere di tipo senziente o sattvico.

Facciamo un lungo passo indietro.

Secondo lo Yoga la materia è creata da Brahma, che insieme a Vishnù e Shiva, forma la Trimurti, letteralmente colui che è dotato di tre aspetti. Ne abbiamo traccia nella parola inglese God (Dio), Generator, Operator, Destroyer.

Brahma, a cui è affidato il compito di creare la materia, ha due aspetti interconnessi e inseparabili: Purusha, la Coscienza, e Prakriti, la volontà. Attraverso il principio di volontà si attiva l’energia che manifesta la materia. Questa energia, detta Prana, anima tutte le forme di vita, anche la materia grezza.

Tramite l’attivazione del Prana, la materia si manifesta attraverso tre caratteristiche, o attributi cosmici: Sativa, Rajas e Tamas.

Gli Yogi e le Yogini possono sperimentare che tutto l’Universo (quindi anche il cibo) è caratterizzato da questi 3 attributi cosmici.

Perciò si può dividere il cibo in queste tre categorie.

Cibo sattvico:

È un alimento benefico sia per il corpo che per la mente. E’ cibo senziente e non violento (ovvero non deriva dall’uccisione di animali), non contiene ormoni che possano influenzare la biospicologia umana, pertanto aiuta l’aspirante spirituale nelle sue pratiche. Cibi sattvici sono tutti i tipi di cereali integrali, i legumi (escluse le lenticchie), tutte le verdure (esclusi aglio, cipolla, funghi), i latticini (esclusi i formaggi che contengono muffe e tutti i latticini prodotti da animali che subiscono maltrattamenti), spezie ed erbe aromatiche, tutta la frutta e la frutta secca, le alghe marine.

Cibo Rajasico:

È un cibo che nutre il corpo, ma non la mente. Ha la tendenza a spingere verso il mutamento e l’eccitazione, compromettendo calma e consapevolezza mentale. Cibi rajasici sono caffè, the, bevande gassate, ginseng, bevande alcoliche, cioccolato, lenticchie (se cucinate o riscaldate la sera sono tamasiche).

Cibo Tamasico:

Un cibo dannoso per il corpo e anche per la mente è un cibo tamasico. E’ cibo che spesso è risultato di atti di violenza. E’ cibo che altera e influenza in modo negativo le vrtti. Sono alimenti tamasici carne, pesce, uova, fughi e tartufi, cibi avariati e muffe (come già detto anche formaggi contenenti muffe come il gorgonzola), tutti i vegetali della famiglia delle liliacee come cipolla, erba cipollina, aglio, scalogno (tranne gli asparagi che sono sattvici), tutti i tipi di droghe. E’ molto importante specificare che tutti gli alimenti scaldati o mal conservati diventano tamasici.

Ovviamente per iniziare non è necessario abbracciare questo tipo di alimentazione dall’oggi al domani. Potresti per esempio decidere di eliminare un alimento tamasico per un mese e sentire come stai, decidendo in seguito se inserirlo nuovamente nella tua alimentazione o continuare a evitarlo.

Oppure puoi provare a fare una settimana “detox” al mese, o ogni 6 mesi.

Insomma ognuno può sperimentare come meglio crede. L’importante è ascoltarsi! Gli effetti si sentono, basta mettersi al servizio di sé.

Se vuoi approfondire questo argomento affascinante ma allo stesso tempo complesso, ti consiglio il libro di Christian Franceschini “Il cibo degli Dei”

* evita il fai da te consultando il sito di Arianna Masciotta, Dietista Nutrizionista